Comunicati stampa

22/05/2012

SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE: VICINI ALL´ADDIO?


Emerge una forte preoccupazione per le drastiche misure del governo destinate a ridimensionare la capacità di erogazione del servizio sanitario nazionale.
 
Il rendiconto annuale dell’ISTAT, presentato questa mattina, parla di una crescita media annua, tra il 2000 e il 2011, dello 0,4%: il nostro Paese si colloca in ultima posizione tra i 27 stati dell´UE; sempre secondo l’istituto di statistica, in Italia, il tasso di disoccupazione raggiungerà nel 2012 il 9,5%.
 
Pressoché contemporaneamente da Parigi giungeva il rapporto di previsione delle prospettive economiche 2012, redatto dall´OCSE, in cui si conferma lo stato di recessione dell´economia italiana, che, secondo l’organizzazione internazionale, potrebbe richiedere l’adozione di misure di bilancio supplementari.
 
È di ieri, invece, la dichiarazione del Ministro degli Esteri Giulio Terzi, a margine del vertice della NATO di Chicago, con cui ha annunciato l´impegno dell´Italia a fornire un contributo annuo di 120 milioni di euro per tre anni per il finanziamento delle forze di sicurezza afghane tra il 2015 e il 2017. Questo dopo che, in febbraio, le camere avevano approvato il decreto di rifinanziamento delle missioni militari internazionali per il 2012, che prevede uno stanziamento di 1,4 miliardi di euro, di cui 780 milioni (più di 2 milioni di euro al giorno) per la missione in Afghanistan.
 
 
Tutto questo mentre gli assessori alla sanità delle regioni sono impegnati a mettere a punto gli ulteriori tagli dettati dal piano stilato dal dipartimento della programmazione e dell’ordinamento al Servizio Sanitario Nazionale, in cui sono indicati gli standard a cui devono corrispondere le strutture sanitarie. Tutte le regioni sottoposte a piani di rientro dovranno comunicare entro il 31 dicembre 2012 come intendo adeguarsi: nel Lazio da 1774 strutture complesse (reparti di medicina e chirurgia) si scenderà a 1533, mentre quelle semplici (day hospital, ambulatori e consultori) saranno ridotte di 1053 unità; in Piemonte verranno chiuse 1892 unità; in Campania addirittura 8998. In tutta Italia sono a rischio 17.160 strutture di cui 11.173 territoriali, erogatrici di servizi a malati cronici, disabili, consultori familiari e pediatrici, SERT.
 
Le scelte delle figure tecniche del Governo Monti per ridurre la spesa sanitaria sono politiche e le conseguenze sociali e lasciano intravedere la fine dell´ordinamento della sanità nato nel 1978 dalla Legge di Riforma Sanitaria n. 833.